mercoledì 2 marzo 2016

Fascismo a Treviso. C'è chi disse no: antifascisti nati nel distretto di Treviso - Casellario Politico Centrale, 3

 - antifascismo in provincia di Treviso: gli oppositori al regime fascista nel ventennio -
(Povegliano, Preganziol, Quinto, Roncade, San Biagio di Callalta, Spresiano, Villorba, Zenson, Zero Branco)

 Note

- Rispetto all'elenco online del Casellario Politico Centrale ho aggregato ai rispettivi comuni le frazioni indicate con voce propria.
- Nelle prime due righe dopo il nome sono indicati anno di nascita ed estremi cronologici della presenza nel CPC.
- Rubrica di frontiera: vi erano iscritti tutti - oppositori e non - gli espatriati clandestini (senza passaporto). Nel caso di rientro in patria sarebbero stati perquisiti, fermati o arrestati. (Ringrazio il dr. Giovanni N. Re per la segnalazione).








Povegliano

Borsato Antonio

1903
1930-1943
comunista
contadino
diffidato
iscritto alla Rubrica di frontiera

Gasparetto Giovanni

1885
1934-1941
comunista
muratore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zanatta Ernesto

1912
1933-1943
comunista
bracciante
Preganziol

Armiato Giuseppe Fortunato

1898
1933-1942
comunista
bracciante
diffidato

Barbazza Sante

1904
1927-1934
antifascista
contadino
denunciato per offese al capo del Governo
radiato

Dal Bo' Matteo

1895
1928-1940
socialista
bracciante

Favaretto Giuseppe

1899
1939-1939
antifascista
contadino
confinato

Favaretto Pietro

1902
1927-1933
antifascista
manovale
agricoltore
radiato

Frasson Luigi

1899
1932-1940
socialista
contadino
manovale
muratore
ammonito

Pagnoscin Domenico

1900
1934-1943
repubblicano
agente di assicurazioni ex
confinato

Rossetto Lina

1917
1938-1942
antifascista

Simionato Luigi 

Luigi Simionato (Sambughè 1893-1944),
medaglia bronzo al VM, padre del partigiano 
Gino Simionato "Falco".
Da "I decorati di Preganziol al VM" 
di Dino Vecchiato  e Alessandro Li Volsi.
1893
1931-1943         
antifascista
contadino
operaio
denunciato al Tribunale speciale
radiato
 
Luigi Simionato, guardia di finanza dal 1913 al 1919, medaglia di bronzo al VM nella 1. guerra mondiale per un fatto d'arme sul Carso a Selz, era padre del partigiano Gino Simionato (Falco).
Fonte per il curriculum militare: Dino Vecchiato, Alessandro Li Volsi, I decorati di Preganziol al Valor Militare,  Associazione Artiglieri d’Italia, Sez. di Preganziol, 2012.
Sulle violenze subite da Luigi durante il fascismo crf. la testimonianza della figlia Maddalena intervistata da Dario Battistin, Tre interviste su "Falco", in 1945: la Cartiera Burgo e la guerriglia di pianura, di Ernesto Brunetta, Istresco, 2009, pp. 167-168.

Vincenzi Giovanni

1898
1930-1942
socialista
verniciatore

Zanatta Ettore

1899
1922-1942
comunista
carrozziere
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Quinto di Treviso

Barbiero Giuseppe

1909
1943-1943
comunista

Barea Carlo

1902
1934-1940
comunista
muratore
radiato

Bellio Maurizio

1864
1896-1932
socialista
negoziante

Bordignon Angelo Augusto

1906
1942-1942
antifascista
venditore ambulante

Durigon Vincenzo detto Venezia

1890
1929-1941
antifascista
contadino

Graziati Giuseppe

1861
1896-1932
socialista
commerciante

Martignago Sante Ernesto (Boiago [scritto Voliago])

1902
1933-1940
antifascista
impresario edile

Pizziolo Giovanni

1891
1928-1943
socialista
falegname

Troncon Angelo Paolo

1897
1928-1941
comunista
contadino
armatore
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Vanin Antonio

1894
1930-1941
antifascista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Vendramin Michele

1888
1929-1941
socialista
bracciante  
Roncade

Betton Luigi

1895
1937-1943
antifascista
cappellaio
iscritto alla Rubrica di frontiera

Bianchin Virginio

1891
1931-1940
antifascista
contadino

Conte Igino Antonio

1903
1931-1943
comunista
minatore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Dal Bo Giovanni

1872
1911-1925
sovversivo
 
Gabrielli Pietro

1888
1931-1942
antifascista
pollivendolo
denunciato per offese al capo del Governo


Su Pietro Gabrielli vedi il saggio di Andrea Franco È ora di finirla. Abbasso i preti, abbasso i fascisti, a morte Mussolini: storia di Pietro Gabrielli” in L’anarchico di Mel e altre storie, a c. di A. Casellato, Istresco, 2003.

Pietro Gabrielli, antifascista e perseguitato politico di Roncade.

(da L'anarchico di Mel e altre storie..., Istresco, 2003)




Lamon Romano Giuseppe

1905
1926-1942
antifascista
contadino

Mazzon Giovanni Eugenio

1897
1938-1940
antifascista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Pacquola Giovanni Amedeo

1913
1938-1943
antifascista
contadino
iscritto alla Rubrica di frontiera

Pagnossin Giacomo

1881
1927-1941
comunista
operaio
denunciato al Tribunale speciale


Giacomo Pagnossin, nella foto segnaletica del Casellario Politico Centrale.
Su Pagnossin cfr. il saggio di Dario Battistin "Il sindaco dimenticato:
tracce di Giacomo Pagnossin" in L'anarchico di Mel e altre storie ...
a c. di Alessandro Casellato e con prefazione di Mario Isnenghi, Istresco, 2003

«Pagnossin Giacomo che alla Liberazione  diventerà Sindaco di Carbonera eletto dal C.L.N. locale [...] diresse con Vittorio Ghidetti nel 1924 il sciopero ad oltranza alla Cartiera di Mignagola che durò oltre un mese, per ottenere la Giornata lavorativa di otto ore, ed altri miglioramenti salariali e normattivi della categoria cartai. Questa sua attività politico-sindacale gli costò che il 1° ottobre 1927 venne arrestato ed a sua volta giudicato e condannato dal Tribunale Speciale fascista alla pena di 5 anni di carcere con la perdita del posto di lavoro alla Cartiera. Ebbe il cosidetto onore di esser statto il primo antifascista della provincia di Treviso condannato dal Tribunale Speciale fascista». (Luigi Pagotto “Romi”, I miei ricordi, La Brigata “Ugo Bottacin” e la “Terza Zona”, Carbonera 1998, p. 35).
Al centro: Antonio Pavan (il più basso) e Giacomo Pagnossin, fra i due partigiani
Roberto Polo (a sx) e Antonio Sponchiado "Fortunello", durante la festa
del 1° maggio 1945 in piazza a Carbonera.
Anche Roberto Polo era un antifascista (o meglio antinazista) della prima ora.
Nato a Stoccarda nel 1909 da madre tedesca,
nel 1928, era dirigente della Lega dei giovani comunisti di Cannstatt,
nel 1932 membro del comitato centrale 
della stessa Lega (a Berlino - Casa "Karl Liebknecht").
Incarcerato dai nazisti il 19.2.1934, 
fu espulso in Italia il 12.1.1937
dopo tre anni di carcere. Durante la Resistenza risiedeva a Carbonera.
(Brunetta, 1945: la Cartiera Burgo... , pp. 97-100).

Pavan Antonio

1894
1937-1942
comunista
operaio
iscritto alla Rubrica di frontiera

«Il compagno Antonio Pavan, più volte picchiato dai fascisti dopo aver ingoiato il tradizionale olio di riccino ma che più volte si trattava di olio nero, residui delle autovetture. Questo trattamento gli veniva fatto in quanto si trovava con un gruppo di giovani a cantare Bandiera rossa ed all'arrivo della squadra fascista, gli altri fuggivano, mentre lui per ragione di una deformazione fisica non lo poteva fare. Così subiva sempre lui le percosse dei fascisti». (Luigi Pagotto “Romi”, I miei ricordi … , p. 35).

Pavan Riccardo Domenico

1881
1929-1940
antifascista
operaio forni

Tonini Antonio

1878
1899-1933
socialista
commerciante

Torriani Guglielmo

1877
1928-1928
antifascista

Tralci Leone

1901
1936-1942
anarchico
ferroviere pensionato
aggiustatore meccanico
confinato
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zabotto Giovanni

1880
1931-1934
anarchico
muratore
radiato

Zaffalon Alessandro

1892
1939-1941
comunista
calzolaio
San Biagio di Callalta
  
Baldo Agostino

1907
1938-1941
antifascista
muratore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Baraviera Luigi

1907
1932-1940
comunista
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Bisetto Antonio

1911
1930-1934
antifascista
contadino
radiato

Boschiero Giovanni

1895
1929-1940
repubblicano
viaggiatore di commercio
elettricista

Caramel Antonio

1882
1930-1939
socialista
pittore
capomastro
commerciante
muratore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Cremonese Francesco (Fagarè)

1852
1896-1928
socialista
meccanico
 
Crotti Giovanni

1883
1913-1942
anarchico
calzolaio

Cuccato Giovanni

1899
1930-1940
comunista
carpentiere
terrazziere
iscritto alla Rubrica di frontiera

Daniel Daniele

1896
1932-1943
antifascista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

De Nardi Antonio

1873
1914-1941
socialista
ferroviere
radiato

Fantini Guido

1873
1895-1935
socialista
tipografo
radiato

Gabriel Aldo

1909
1932-1940
comunista
muratore
contadino
iscritto alla Rubrica di frontiera

Gabriel Giovanni

1921
1932-1940
comunista
contadino
iscritto alla Rubrica di frontiera

Gaion Giovanni

1910
1938-1942
comunista
elettricista
ammonito

Gaion Giovanni

1882
1935-1940
antifascista
bracciante
girovago
ammonito

Geromel Luigi

1898
1938-1943
comunista
iscritto alla Rubrica di frontiera

Loschi Giuseppe

1900
1931-1942
comunista
meccanico
iscritto alla Rubrica di frontiera

Spresiano
Alvise Roberto Bortolo

1897
1929-1941
socialista
falegname

Amadio Francesco

1903
1931-1937
comunista
meccanico
radiato

Bellini Lino

1898
1936-1939
socialista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Brol Giuseppe

1893
1930-1941
comunista
muratore

Carrer Antonio

1891
1930-1941
comunista
bracciante

Casarin Attilio

1906
1928-1941
comunista
operaio

Casarin Vittorio

1901
1931-1943
comunista
terrazziere
iscritto alla Rubrica di frontiera

Castelli Gioacchino

1902
1929-1940
socialista
falegname

Coghetto Giuseppe

1884
1929-1941
comunista
bracciante

Colladon Francesco

1899
1929-1942
comunista
minatore
manovale

De Marchi Pietro Luigi (Lovadina)

1889
1912-1935
socialista
operaio

D'Olif Galliano

1897
1928-1943
comunista

Genovese Leone

1893
1930-1942
comunista
macchinista ferroviario ex
operaio

Gionco Luigi

1893
1928-1943
comunista
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Marianni Alfieri Luigi Giovanni

1898
1932-1942
repubblicano
sarto
iscritto alla Rubrica di frontiera

Masetto Domenico

1888
1931-1939
comunista
bracciante
radiato

Mattiuzzo Amedeo

1906
1928-1942
comunista
bracciante
carpentiere
fabbro
denunciato al Tribunale speciale
radiato

Mattiuzzo Luigi

1905
1928-1941
comunista
meccanico
iscritto alla Rubrica di frontiera

Mestriner Alberto

1907
1930-1942
comunista
falegname
radiato

Minatto Augusto

1895
1928-1941
comunista
muratore

Monti Antonio

1904
1930-1934
comunista
metallurgico
radiato

Morando Giovanni Antonio

1880
1940-1940
antifascista
bracciante
confinato

Nardi Angelo

1896
1930-1940
comunista
bracciante
muratore
Pavan Alberto
  
1895
1931-1934
comunista
bracciante
radiato

Peruzza Antonio

1901
1941-1943
comunista
iscritto alla Rubrica di frontiera

Polacco Elio
1894
1934-1942
antifascista
imbianchino

Renaldin Albino (Visnadello)

1901
1930-1943
socialista
fornaio

Renaldin Alessandro (Visnadello)

1899
1930-1942
antifascista
sarto

Renaldin Giorgio (Visnadello)

1923
1942-1942
antifascista
salumiere
confinato

Renaldin Massimo (Visnadello)

1908
1934-1943
antifascista
operaio

Rossetto Giambattista

1887
1932-1940
comunista
impiegato postale ex

Ruberti Silvio

1894
1926-1941
comunista
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Stefanetto Pietro 

1893
1928-1940
socialista
manovale
Tonini Francesco

1891
1928-1934
comunista
muratore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Ruzzin Severino Vincenzo (Lovadina)
1902
1928-1935
comunista
muratore
iscritto alla Rubrica di frontiera



Villorba

Albini Giuseppe

1885
1929-1941
socialista
operaio ferroviere ex
gestisce negozio generi alimentari

Bernardi Matteo

1876
1932-1943
repubblicano
meccanico
radiato

Bianchin Grazioso detto Pietro

1895
1939-1943
antifascista
manovale di fornace
iscritto alla Rubrica di frontiera

Borghetto Mariano Antonio

1893
1938-1943
comunista
bracciante

Borsato Albino

1896
1927-1941
socialista
muratore

Cappelletto Antonio Mario

1869
1937-1940
antifascista
bracciante
confinato
ammonito


Cappelletto è presente nell'elenco dei caduti partigiani del comune di Treviso


Cavasin Giuseppe

1897
1933-1943
socialista
commerciante di frutta
iscritto alla Rubrica di frontiera

Ceccato Giovanni (Lancenigo)

1889
1927-1942
socialista
meccanico
radiato

De Rossi Candido

1876
1927-1934
antifascista
contadino
radiato

De Rossi Riccardo
1905
1927-1930
contadino
radiato

Fuser Ferruccio

1902
1943-1943
antifascista
denunciato al Tribunale speciale

Gobbo Sante

1882
1931-1939
comunista
minatore
radiato

Innocenti Angelo Ilario

1900
1936-1940
comunista
impiegato
iscritto alla Rubrica di frontiera

Minello Angelo

1896
1937-1943
antifascista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Minello Fortunato Valentino

1902
1934-1942
comunista
manovale

Pasin Luigi Domenico

1904
1935-1940
antifascista
autista
barbiere

Pavan Primo
1901
1929-1941
repubblicano
manovale
agricoltore
iscritto alla Rubrica di frontiera

Piovesan Silvio

1907
1927-1934
antifascista
carrettiere
radiato

Rambaldi Arturo

1878
1913-1935
socialista
manovratore ferroviario

Salvador Giuseppe

1909
1931-1941
antifascista
gestore ristorante
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Tonon Giovanni

1905
1928-1943
comunista
falegname

Torresan Tullio Antonio

1905
1937-1941
comunista
contadino
iscritto alla Rubrica di frontiera

Trevisan Edoardo

1899
1932-1941
repubblicano
operaio
iscritto alla Rubrica di frontiera

Varaschin Antonio

1901
1925-1943
comunista
muratore

Varaschin Luigi

1899
1923-1943
anarchico
ferroviere ex
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zanatta Romano (Lancenigo)

1898
1927-1941
socialista
contadino
esercente
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zanatta Vittorio

1900
1928-1935
bracciante

Zuliani Ermanno

1899
1930-1942
comunista
operaio ferroviario
radiato

Zenson

Casonato Giacomo

1881
1923-1931
comunista
agente di commercio
radiato

Cattarin Vittorio

1888
1930-1941
comunista
lavorante in legno

Fraccari Napoleone

1867
1915-1943
socialista
fornaio
radiato

Padovan Napoleone

1898
1928-1940
comunista
falegname
iscritto alla Rubrica di frontiera

Palatini Ferruccio

1886
1914-1939
socialista
falegname

Pavan Dima Alba

1908
1939-1940
antifascista

Pulita Giovanni Vincenzo

1897
1935-1942
antifascista
operaio
iscritto alla Rubrica di frontiera

Spadari Umberto

1885
1913-1936
mattonaio
radiato

Zanco Luigi

1900
1928-1940
comunista
bracciante
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zuccon Ferdinando

1899
1929-1940
comunista
muratore
fruttivendolo
maniscalco
iscritto alla Rubrica di frontiera

Zuccon Francesco

1894
1928-1940
socialista
frenatore ferroviario
conduttore
diffidato
Zero Branco

Artuso Angelo

1900
1929-1941
comunista
falegname

Artuso Emilio Tommaso

1879
1907-1932
socialista
falegname
radiato

Basso Fortunato

1899
1938-1938
comunista
contadino
muratore

Bettin Giuseppe

1891
1931-1942
antifascista
contadino

Biasin Amedeo

1890
1920-1938
anarchico
muratore

Biasin Fortunato

1858
1929-1929
socialista
falegname

Biasin Galliano

1896
1930-1942
comunista
muratore

Bortolozzo Antonio

1868
1932-1938
comunista
contadino
ammonito

Dogao Augusto Demetrio Bortolo

1898
1930-1937
comunista
falegname
radiato

Ferretto Amedeo

1891
1928-1943
comunista
muratore

Ferretto Pietro

1902
1926-1942
comunista
agente di negozio
iscritto alla Rubrica di frontiera

Gasparini Anselmo

1902
1927-1942
socialista
bracciante

Gasparoni Emilio

1895
1929-1941
comunista
falegname

Giopato Innocente

1886
1930-1933
comunista
manovale
radiato

Grilletti Angelo (residente a Quinto)

1893
1930-1933
socialista
negoziante di zoccoli
radiato

Matarollo Terzo

1886
1928-1940
socialista
fabbro
bracciante

Peron Ettore

1898
1932-1943
comunista
iscritto alla Rubrica di frontiera

Polisseni Emilio

1871
1898-1942
socialista
fornaio

Riebolge Carlo

1887
1931-1934
antifascista
contadino
radiato

Scattolin Giovanni

1888
1940-1940
socialista
portalettere rurale
confinato

Tessaro Silvestro

1881
1941-1942
antifascista
operaio
ammonito

 

martedì 3 marzo 2015

Primo Baran e la vittoria del “due con” [Primo Baran, Renzo Sambo, Bruno Cipolla] a Città del Messico, 1968 - XIX Olimpiade


Primo Baran durante l'intervista con Camillo Pavan
(Foto di Luigino Smaniotto)

Trascrizione integrale dell’intervista presente su You Tube, registrata il 18 giugno 2014.


« La preparazione a questa XIX Olimpiade, Messico 1968: che tipo di preparazione atletica e invernale avete fatto?
Non una preparazione specifica vera e propria, ma una preparazione più accurata.
È stata curata prima di tutto la preparazione a terra. Avevamo il prof. Carlo Manzotti: veniva alla palestra Verdi, poi siamo andati alla palestra che era in fianco al mercato ortofrutticolo, che adesso è quasi abbandonata, alle Stiore.
[Questi allenamenti, “in notturna” sono ricordati anche da Magaly Vettorazzo in un articolo di Mauro Ferraro, “La regina Magalì compie 70 anni”, pubblicato sul Gazzettino e ripreso da Franco Piol]

- Cosa facevate?
D’inverno facevamo corsa a piedi, scatti, velocità, tutto quello che poteva essere…

- Interval training?
Lo facevamo in determinati periodi. Era una forma nuova che veniva fuori dall’atletica leggera; facevamo interval training solo per fare atletica, non in barca. Lavoravamo sui 100 metri, sulle distanze lunghe.

- Giovanni Granzotto, che ruolo ha avuto?
Noi non avevamo una palestra particolare al Dopolavoro Ferroviario, l’unica palestra che c’era era la palestra Verdi, dove c’era l’allenatore di lotta greco-romana Giovanni Granzotto. Andavamo con lui ad allenarci durante la settimana.

- Che tipo di lavoro facevate?
In gran parte il lavoro dei lottatori: lavoravamo con i pesi, lavoravamo a terra per il potenziamento e in più lavoravamo con degli esercizi particolari dei pesi sulla velocità.

- E sull’acqua invece?
Sull’acqua uscivamo pochissimo, solo al sabato e alla domenica.

Avevate sempre l’allenatore Carlo Biasin?
Sì, avevamo Carlo Biasin, però non si poteva essere allenati solo da lui. Perché lui era una persona anziana, avanti con l’età e la sua metodologia era datata, un po’ vecchia: si aggiornava con noi. E faceva fatica a starci dietro perché noialtri sentivamo a destra e a sinistra quello che si faceva. Ci hanno dato gli esercizi del Coni, lui li leggeva, però bisognava applicarli e si trovava un po’ in imbarazzo. In ogni modo era una persona che ci seguiva. A quell’epoca non c’era motoscafo, non c’era niente, e ci seguiva dall’argine del fiume.

- Avevate un allenatore federale specifico, allora?
No. All’epoca non veniva nessuno, solo quando andavamo a qualche raduno c’era l’allenatore federale.

- Quindi nessuno può dire: “Questi sono stati i miei allievi”.
Solo Biasin può dire una cosa del genere, perché siamo cresciuti con lui.

- Ricordo che anche Sambo aveva una grande ammirazione per lui.
Certo! Una persona della sua età che si dedicava a noi … era quello che ci aveva insegnato ad andare in barca.


La sede della Canottieri Sile dove si è svolta l'intervista
(Foto di Luigino Smaniotto)

- E poi era stato campione anche lui, in gioventù, non olimpico, ovviamente.
Mi sembra abbia vinto i campionati italiani di “jole a due” e “jole a 4”.
[A Pallanza, 1928 con la Canottieri Sile, Carlo Biasin vinse la Jole a due juniores con  Amilcare Severin e B. Biron timoniere. A Stresa nel 1932, con il Dopolavoro Ferroviario, vinse la Jole a quattro juniores con Sergio Zanaria, Roberto Stradiotto, Eugenio Galliera e Mario Saviolo timoniere - Cfr. Giorgio Garatti, sports e giochi nella Marca Trevigiana, p. 143]

- Che cos’è questa Jole?
Una barca da mare, una barca specifica molto larga che si adopera solo per far determinate gare in mare.

- Con la quale voi nel 1964 avete vinto a Taormina…
… i Campionati del mare: il primo exploit.

- Quindi la preparazione invernale è stata…
… in gran parte a terra.

- E quando avete iniziato invece le prime selezioni per arrivare al Messico? Avete fatto delle gare, immagino.
A quell’epoca vigeva la “tabella federale”: chi faceva la tabella federale, andava; erano dei tempi che dovevamo fare (nell’anno olimpico) per poter accedere alle olimpiadi.
In ogni modo, l’anno prima noi avevamo vinto gli europei, perciò eravamo già la barca “punto di riferimento”.

Per voi era spianato l’accesso alle olimpiadi.
No. Perché quando ce l’hanno chiesta, la tabella federale, l’abbiamo dovuta fare.

- Dove l’avete raggiunto questo tempo?
A Milano, in una semifinale del campionato italiano. Ci hanno chiesto la tabella, e io - parlando con il direttore tecnico - ho chiesto : “Posso farla nel giorno che voglio?”. Lui mi ha detto di sì, e io ho detto: “Va bene, la faccio domani”. Poi, vinto il campionato italiano, ci hanno fatto fare anche una prova a handicap con tutte le barche che volevano portare alle olimpiadi: due sono state scartate e il “quattro senza” e il “quattro con” sono venute, e sono venuti anche il due senza e un singolo di riserva. Cinque barche.

- Il tecnico federale, chi era?
Galli Pietro, di Como.

- Vi trovavate, avevate un buon rapporto?
Certo. Eravamo abituati ad allenarci per i cavolacci nostri ed è difficile che uno metta il naso se non ne hai fiducia.

- Mi racconti un po’ di questo viaggio, proprio il viaggio fisico. Dove avete preso l’aereo?
L’aereo l’abbiamo preso a Roma insieme a tutti gli altri atleti.

- Era un aereo dell’Alitalia.
No, mi sembra che fosse Lufthansa. Era un viaggio organizzato dal Coni per la prima parte degli atleti che dovevano andare alle olimpiadi. C’era l’atletica, c’erano altre persone, c’era anche Magaly Vettorazzo. È venuta a fare il salto in lungo [pentathlon, ndr]. Eh, la trovi! Guarda negli annali, leggi il libro di [Giorgio] Garatti, la trovi.

- Eh, Garatti: tutte le notizie le ho trovate nel suo libro: è fondamentale Garatti, ovviamente. E il viaggio com’è stato?
Lungo! Mi sembra una ventina d’ore.

- Avete fatto degli scali?
Sì. Mi sembra Francoforte.

- Non aveva paura dell’aereo!
Ci mancherebbe! […]

- Siete arrivati quanti giorni prima?
Quaranta giorni prima.

- Ah, perché questo mi chiedevo, a Città del Messico siamo a 2000 metri d’altezza e quindi…
2240 metri.


Messico 1968: non solo Olimpiadi. Nella notte del 2 ottobre
(a dieci giorni dall'inizio dei Giochi) i militari soffocarono nel sangue
una protesta studentesca a Piazza delle Tre Culture (Tlatelolco)

- C’era il problema dell’altitudine e vi siete allenati lì.
Siamo stati là trenta giorni prima di iniziare le olimpiadi, nel villaggio olimpico , e si andava al campo di gara a Xochimilco, a 15 - 20 km dal villaggio. Si andava con i bus dell’organizzazione.

- Era un bel campo di gara, ben attrezzato?
Sì. L’avevamo già provato l’anno prima, eravamo stati alle pre-olimpiche.

- In questi trenta giorni vi siete progressivamente ambientati.
Avevamo già seguito - prima di partire - una preparazione in altura, dapprima al lago [di Forte Buso], un laghetto che c’è andando giù dal Passo Rolle verso Paneveggio. Siamo stati lì circa venti giorni o forse più, poi una settimana-dieci giorni a Sestriere. Ma a Città del Messico c’è un altro clima, una differenza enorme. A Città del Messico non so all’epoca quante persone ci fossero, mentre dove si andava qua in Italia, in altitudine, non c’era tutta quella gente, non c’erano macchine. Lì era come trovare una metropoli; cosa posso dire: era come trovare Roma, il caos di Roma adesso. C’era lo smog, più l’altitudine.

- Com’è stato l'avvicinamento all’ultima gara?
Abbiamo fatto le batterie.

- Avete vinto?
No, siamo arrivati secondi: l’Olanda è arrivata prima e noi secondi.

- Sempre quella famosa Olanda.
Sempre l’Olanda che era la nostra bestia nera.

- Alle batterie siete arrivati secondi, e poi?
Passavano i primi due e siamo entrati in semifinale. In semifinale abbiamo vinto.

- Dicono i giornali che avete vinto proprio in scioltezza.
Beh, in scioltezza: vedono loro “in scioltezza”; bisogna sempre tirare, purtroppo la gara è gara. In ogni modo l’abbiamo vinta abbastanza comodamente, non abbiamo sfigurato più di tanto.

- Poi la finale. Ci sono stati solo due giorni di tempo.
Sì, un giorno sì e un giorno no. La semifinale è stata fatta giovedì e venerdì recupero; ci hanno dato il recupero venerdì perché  c’erano le “piccole finali”.

- Lei, mi sembra di aver letto, ha avuto anche dei problemi di respirazione.
Avevo una bronchite, l’avevo presa i giorni precedenti. Era in batteria quando stavo più male, poi in semifinale respiravo bene.

- Leggevo appunto commenti preoccupati, che Baran ha avuto la bronchite e ha dovuto fare delle endovenose, ovviamente antibiotici.
No, no. Non potevano darci antibiotici. C’era già il controllo antidoping. Il guaio delle medicine è tutto lì, che quando si va a certe gare … in quell’epoca iniziavano a fare il controllo antidoping, perciò nessuno più si fidava di darti medicinali.

- Quindi è guarito da solo.
Ma sì. Son cose che tu prendi, quando sei tirato all’osso è un attimo prendersi qualcosa. Bisogna smaltirla.

- Comunque già alle semifinali era a posto.
Sì eravamo già abbastanza … molto meglio della batteria. Mentre in batteria vedevo doppio, in semifinale ero normale.

- E finalmente arriva quest’ultimo giorno. La partenza avviene con un colpo di pistola?
No, a noi davano il via con la bandiera e con l’altoparlante. Parlavano in francese. Davano il via in francese, a quell’epoca; adesso lo danno in inglese. “Siete pronti?” Andate… ciao!

- Che tattica avete usato?
Eh, non ci sono tattiche! C’è poco da far tattiche, lì bisogna tirare al massimo, girare la manetta: quando vai in moto accendi, tiri e vai.

- Sul giornale è messo che voi avevate preparato la sera prima…
Ah, tutte bazzecole! Non si prepara una gara la sera prima. La gara viene preparata in base agli avversari.
Noi sapevamo che questi avversari, ma era da tre anni che li conoscevamo, partivano fortissimi, questi olandesi, e ci davano cinque secondi nei primi mille metri: 3’’ ai primi cinquecento e 3’’ nei secondi cinquecento. Questo era il vecchio sistema. Poi mantenevano il distacco dai mille ai millecinquecento e nei cinquecento metri finali loro perdevano tre secondi.
Noi avevamo, probabilmente, più resistenza allo sforzo e arrivavamo sempre con quei due secondi, due secondi e mezzo, tre secondi in ritardo da loro. Allora cosa dovevamo fare? Dovevamo sveltire il più possibile i primi cinquecento - mille metri. Ma questo non avviene in un giorno, avviene in anni di preparazione. Non è che puoi inventarlo lì: abbiamo fatto quello che avevamo provato in allenamento, a casa, tantissime volte. Solo che nessuno sapeva, nessuno si era accorto che avevamo cambiato tipo di preparazione, tipo di partenza. Ci eravamo incontrati una volta sola, con loro, ad Amsterdam, e noi avevamo una corsia quanto mai balorda: loro sono andati in finale e noi no.

- Invece stavolta …
Non si sono accorti che noi avevamo cambiato proprio metodo; non se ne sono accorti nemmeno in batteria, perché in batteria io stavo male. E allora - primi e secondi siamo lì - chissefrega di tirar di più, non c’interessava, tanto passavano i primi due.
Se ne sono accorti, a spese loro, quando siamo stati in finale: nei primi cinquecento metri, anche se i giornali ci danno che siamo rimasti indietro, non è vero, perché se guardi il filmato dell’epoca vedi che noi siamo punta a punta con tutti. Ai mille metri è successo altrettanto: son passati loro, ma avranno avuto un metro di vantaggio, non cinque secondi. Loro, dai mille ai millecinquecento hanno dovuto forzare al massimo per guadagnare il tempo che sapevano che avrebbero perso negli ultimi cinquecento metri, e non ci son riusciti, son riusciti a passare con due secondi e non con cinque. E lì si son tagliati le gambe da soli.

- In quel momento avete capito che…
Beh, in quel momento avevamo tante possibilità, e quando abbiamo deciso di partire siamo partiti, li abbiamo sorpassati e abbiamo vinto noi.

- Riporto una frase: “Il timoniere Cipolla ha chiesto se ci sentivamo di produrre il serrate”.
Il “serra” sarebbe di aumentare i colpi perché ormai manca poco all’arrivo, per vedere di vincere ‘ste gare. Per il timoniere è compito suo: lui grida. Poi siamo noi … se abbiamo o non abbiamo fiato dentro!

- Lui ha gridato, e voi…
… sì, siamo andati!

- E lo stadio di diecimila persone è esploso in un grande applauso.
Già avevamo i messicani che facevano il tifo per noi. Gli italiani che c’erano, più i messicani… Ma normalmente non è che si capisca che il tifo è per te o per altri. Si sente gridare, e basta. Tu senti una gran confusione, sei al massimo, perciò quello che hai nelle tue orecchie … senti solo grida, senti solo urlare, non sai per chi.
E abbiamo vinto

- Immagino la gioia enorme. Cosa si sente in quei momenti lì (domanda banalissima)?
C’è chi reagisce in un modo e chi reagisce in un altro. Cipolla non stava nelle sue, noi eravamo già più contenuti; eravamo contenti, ci siamo dati la mano, così. L’emozione viene poi.


Il campione olimpico Renzo Sambo (1942-2009)
compagno di voga e amico di Primo Baran
in una foto del 1987 al CRAL Ospedalieri